Offline, 31 Agosto 2004
C'era una volta un re #2
New York, 1949 Le scale erano strette e gli scatoloni pesanti. Per fortuna il trasloco era finito. Bobby aveva rinunciato alle domande sul padre e sul perché avessero lasciate Chicago. Nelle ultime due settimane di preparativi la madre lo aveva liquidato con un: Perché siamo ebrei, e siamo destinati a spostarci finché non arriveremo nella Terra Santa. Bobby non è che ci credesse molto. Era curioso e attento e sentiva la gente parlare di Israele: la Terra Santa c'era, e proprio non capiva perché gli altri si spostassero dall'altra parte della terra e loro dovessero rimanere lì a sudare e far fatica. In realtà sospettava che alla mamma non importasse proprio di lasciare l'America. - Ho deciso, vivremo in una torre, mamma. - Sì? - un sorriso stanco - Sì! Una torre alta. Tanto alta. Con tanti servi che ti aiuteranno. Almeno – si interruppe appena un istante cercando di dire un numero che fosse sufficientemente grande – almeno otto servi! - Va bene. Va bene. Ora però finisci di sistemare le tue cose. Il principino sbuffò e se avesse saputo come pronunciarli, avrebbe ricoperto la madre di improperi. Quella madre così tenera che però non voleva stare a sentire i suoi progetti per il futuro. Erano o no, importanti, i progetti per il futuro di un bambino di sei anni? Regina notò un'espressione strana sul viso del piccolo, un'ombra che gli attraversò lenta la fronte, per poi sparire subito dopo: fu certa che si trattasse di stanchezza, perché l'espressione che aveva visto non poteva in alcun modo appartenere a un bambino di sei anni. Torino, 1997 Seduto su una sedia decisamente scomoda – al re non sarebbe piaciuta, pensai – attendevo. Il tavolo disposto a ferro di cavallo vedeva altri diciassette fra uomini e ragazzi, una ragazza e un bambino, tutti appollaiati su trespoli simili al mio. C'erano anche le telecamere, uno dei tizi seduti era un certo Paolo Brosio: era previsto un collegamento con “Quelli che il calcio”, mai capito perché. Per fortuna, il tizio in questione stava al lato opposto al mio e il mio essere fuori campo era garantito senza troppi patemi. Non mi importava nulla di carnevalate che poco c'entravano con quella straordinaria domenica, volevo solo incontrare una persona che avesse incontrato il re, che si fosse seduta di fronte a lui. Anziano e temprato da chissa quante battaglie scese in mezzo a noi e accettò timidamente il nostro sincero applauso. Parlò in inglese, come potreste immaginarvi un russo che parla in inglese. Proprio con quell'accento, storpiato, da film della guerra fredda: “Thank you. Thank you and good luck. Have a nice match”. Luck. Giusto quella serviva, probabilmente. Ma nessuno sano di mente oserebbe mai sperarci. Tokyo, 2004 Gli portano una copia del giornale che titolava a caratteri cubitali “Voglio sposarlo”. Lui la afferra, alza il medio come cenno di ringraziamento verso i suoi carcerieri, e ride sguaiato. Poi, il re legge quella dichiarazione e pensa, senza sapere perché, a un foglietto che cadeva da una scatola cinquantacinque anni prima: era entrato di nascosto nella stanza di sua sorella, non avrebbe dovuto farlo ma pazienza. Sapeva che lei si sarebbe arrabbiata, ma la curiosità era troppo forte. Il foglietto era il primo di un piccolo blocco dattiloscritto, al suo interno c'erano disegnate delle figure e dei quadrati piccoli che componevano un quadrato più grosso. A margine, annotazioni che ricordavano i codici cifrati della seconda guerra mondiale, no, forse quelli dello spionaggio. Della guerra fredda, ecco! Strappa il giornale, lo tira in aria e se lo fa ricadere addosso: sono tutti i foglietti che si erano passati negli anni i suoi nemici, quelli che vorrebbero rubargli i segreti. Ancora adesso.Continua Parte #1
Scritto da Alberto Puliafito il 31 Agosto 2004 alle 20:02
Mi hai trovato sul blog di Pino... io invece ti leggo tutti i giorni! Ti ho scoperto durante la vicenda Morandi: sono io la sciagurata che ha segnalato a Lia le foto della discordia...
Quanto alla Pace urgente, penso che purtroppo siamo veramente in un vicolo cieco, non mi faccio illusioni. Lo scontro è ad un livello ormai sfuggito alla ragione. Vedi che anche i commenti sul blog di Pino (per quel che vale come statistica) in parte sono molto violenti, parlano di bestie, di odio, di rabbia. Non so più che dire. Anche nell'altro mio blog http://paceinmedioriente.iobloggo.com, mi sono stancata di predicare. Ormai pubblico quasi solo quello che mi arriva dalla Rete Ebrei Contro l'Occupazione, mi sembra che anche su quel fronte (Israele) tutto sia perduto.
Stasera ho sentito quell'imbecille di Claudio Pagliara (l'inviato RAI in Israele) che diceva che l'attentato di Beersheva è potuto accadere perchè lì non c'è ancora il muro... Beersheva è a un passo da Hebron (così ha detto lui) e con tutto quello che succede ad Hebron, stai a vedere che la molla è l'assenza del muro.
Che imbecilli. Ma siamo nel paese di Berlusconi. Guarda la Francia come sta reagendo al rapimento dei giornalisti, e guarda come ha reagito l'Italia al rapimento di Baldoni.
A proposito: mi aiuti nel GoogleBombing? (Vedi i miei post su Titanio nella categoria I Miserabili).
Ciao e scusa la letterona.
Gianna
Non sapevo che fossi un appassionato di scacchi...
Posted by: Marcus Daly on 01.09.04 01:52@Marcus Daly: mi piacerebbe poter dire "qualcosa più di un appassionato". Ma forse, purtroppo, appassionato è la parola giusta.
Posted by: Alberto Puliafito on 01.09.04 02:21

