Divertimento, 24 Ottobre 2005
Il comunista del web
Lo so, non mi crederete. Ma sono alcune settimane che un paio di signori infestano questo blog con argomentazioni e storie di cui francamente importa poco a tutti se non a loro stessi, e di cui possono andare a discutere da qualsiasi altra parte. Tant'è che - per quanto mi dispiaccia farlo - i loro commenti vengono sistematicamente cancellati essendo off topic sempre e comunque. Oggi ho invitato uno di questi signori a cessare di scrivere le loro farneticazioni su questo blog. La risposta via mail? Tatuatevela ovunque a caratteri cubitali, leggetela ai vostri figli e nipoti, non dimenticatela mai.guardi che lo spazio web è di tutti non suo eppoi la informo che io scrivo dove mi pare chiaro!!!!Scritto da Alberto Puliafito il 24 Ottobre 2005 alle 20:21
Il famoso avvocato conte? Da non credere!
Posted by: marcusdaly on 24.10.05 21:05No, l'altro, l'amico suo. Ma ho invitato entrambi a trovarsi un nuovo ring.
Posted by: Alberto Puliafito on 24.10.05 21:07adesso mi hai incuriosito su cosa abbiano scritto.
Posted by: Paolo Ferrari on 24.10.05 21:16Paolo, litigano su un qualche argomento che non mi è chiaro, citando sentenze e menate, cavilli e codicilli, leggi e leggiuzze e menando fendenti a destra e a manca l'uno contro l'altro. Ovviamente, senza che qui sia mai stato pubblicato nulla che abbia a che vedere con l'oggetto del loro personalissimo contendere.
Posted by: Alberto Puliafito on 24.10.05 21:42Ti giuro, Alberto, che sto qui in redazione e con l'occhio sul tuo blog mi è capitato questo tuo post. Ho letto la frase di risposta del tipo e ho cominciato a ridere. Ma ridere seriamente. Mi hanno chiesto che cazzo fosse successo. Ovviamente ho glissato :-)
[Ste]
e' un piccolo capolavoro questa risposta :)
non manchero' di tramandarla ;)
Quello che mi chiedo è - e lo chiedo anche a tutti voi, sinceramente - cosa avrà voluto dire, con "spazio web"?
Posted by: Alberto Puliafito on 24.10.05 23:00ti invito a leggere il mio ultimo post.
la mazzucato ha rifatto il suo giochino da sciacalla.
ciao.
*orsa
Spazio web ai proletari! Togli l'host ai proprietari! Falce e martello su ogni sito! Espropriamo Puliafito!
Posted by: Brigate Spazioweb on 25.10.05 00:54sto ridendo come un idiota. vi prego, fatemi conoscere quest'uomo che me lo metto sul comodino.
Posted by: Funambola on 25.10.05 03:32eeeeeeeh ma e' per quello che e' un capolavoro: per aver usato 'spazio web'. ;)
e per, diciamocelo, non aver usato nemmeno per sbaglio la punteggiatura.
questo mi ricorda i bei vecchi tempi, quando facevo il moderatore, e i ragazzini che scrivevano con le abbreviazioni si bannavano con reason:
'il, lo, la, i, gli, le'.
In effetti c'ha quasi ragione.
Posted by: P.G. on 25.10.05 09:51Me la son già tatuata su un braccio...la risposta.
Posted by: JohnnyDurelli on 25.10.05 18:13curiosa anch'io. spero che tra i due non rientri l'infestatore noto come Natalino Russo Seminara
Posted by: Undine on 25.10.05 18:13Albè, ti faccio una proposta di business.
Concedi ai due disgraziati un post in cui scambiarsi LIBERAMENTE e SENZA MODERAZIONE le loro botte digitali. Un ring delimitato di wrestling verbale per due deficienti.
In cambio chiedi loro solo un click sui google ads per ogni commento che scrivono, col vincolo che se non vedrai un click per ogni commento scritto li bannerai per sempre da tutta Blognation con un editto senatoriale in duplice copia e gotico latino con bolla del pontefice.
Tu diventi ricco, noi ci si diverte, loro non trollano altrove. win-win-win.
Buck
che vuole la percentuale.
se da tanto fastidio una qualsiasi affermazione, di fatto neutralsuperficialglobalzzal....figuriamoci i pensieri di contenuto!Ma vivi e lascia vivere Voi mai eh?!!E nn sapete ke i tatuaggi ed affermazioni come "off topic" sono lenti, mentre la diversità e la tolleranza sono rok?
Ora che fate, canncellata anke questa mia xkè off topic?!!
No, Gemma. No. La lasciamo bene in vista, questa tua. Così si vede bene che non hai capito una mazza.
Posted by: Alberto Puliafito on 01.11.05 10:02e cosa dovrebbero dire allora le carmelitane scalze, dietro al cui convento si davano appuntamento i duellanti di tutti i romanzi di cappa e spada ? In modo analogo, questo blog è stato scelto come terreno di scontro "neutrale", porzione dello "spazio web" adeguata ad un combattimento. Approccio al web delirante e visonario.
Pensa a questi due che - analogamente ai "Duellanti" si inseguono per tutto lo spazio virtuale accessibile, tendendosi tranelli e imboscate in un blog, sfidandosi apertamente in un altro, ignorando recinzioni, proprietari e argomenti, tutti presi dai loro insondabili problemi personali. Non mi paiono comunisti, hanno invece il fare sprezzante del nobile che attraversa la campagna a cavallo inseguendo la volpe, incurante del lavoratore che deve schizzare nel fosso per evitarlo. O forse richiamano qualcosa di ancora più barbaro e medievale: spadoni che mulinano falciando alberi, campi di grano e pagine di commenti. Li visualizzo come due figurine che si rincorrono su un'enorme mappa dello "spazio web" disegnata da Steinberg.
Ordinaria ingiustizia a Ostia Lido.
Pubblico un esposto (l'ultimo di una lunga serie ignorata) per far valere i miei diritti negati e schiacciati dall'apparato burocratico e istituzionale di Ostia Lido, aggrappata all'ultimo barlume di speranza rappresentato dalla magistratura.
Lucia Salvati
AL SIG. COMANDANTE
DELLA POLIZIA MUNICIPALE
XIII GRUPPO OSTIA LIDO (ROMA)
e, p. c.:
AL SIG. PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO
IL TRIBUNALE DI ROMA
AL SIG. SINDACO DI ROMA
ON. WALTER VELTRONI
AL SIG. COMANDANTE
DELLA POLIZIA MUNICIPALE
DI ROMA
Oggetto: Esposto per segnalazione presunto abuso edilizio ed inquinamento da rumore conseguente ad esso.
Io sottoscritta SALVATI Lucia, nata a Gorgoglione (MT) il 17/12/1940 e residente in Roma alla Via Peio, 30, riferisco alla S.V. quanto segue:
Manifesto, prima di inoltrarmi nei particolari piuttosto inquietanti che hanno tessuto la trama dell’intera vicenda che vado a esporre, tutto il mio disappunto, nonché la mia profonda delusione per le irregolarità presunte (da accertarsi comunque nelle sedi competenti), che hanno costellato e viziato tutto l’iter procedurale imposto dalla normativa vigente che, alla luce dei fatti, è stato disatteso o quantomeno percorso in maniera distorta e superficiale.
Delusione e disappunto accresciuti in maniera esponenziale dal fatto di avere sempre creduto nell’apparato istituzionale (in un’epoca storicamente incerta e di abbondante sfiducia e diffidenza da parte dei cittadini nei confronti della pubblica amministrazione), che ho sempre servito con lealtà, abnegazione e senso del dovere innato, in quanto dipendente statale da poco in pensione, pretendendo sempre, sopra ogni cosa il rispetto della legalità e della trasparenza.
Sono proprietaria di una delle due unità abitative di un immobile del tipo villa bifamiliare, sito in Via Peio, 30. Dell’unità abitativa adiacente, che trovasi al civico 34 della medesima via, risulta essere proprietaria la signora Falqui Angela, che la divide con suo marito De Prosperis Alfonso e con il loro figlio De Prosperis Marco. Negli scorsi anni sono state realizzate dagli stessi ristrutturazioni, presumo di normale manutenzione, all’immobile, per la cui realizzazione sono stati prodotti rumori fastidiosi, ma che pur se eccedenti i limiti della normale tollerabilità, il mio, e quello dei miei congiunti, senso civico dei rapporti di buon vicinato, li hanno fatti rientrare in tali limiti. Come se non bastasse, alle spalle dello stesso immobile, confinante con la mia proprietà (anzi la copertura sconfina di circa 40-50 cm), è stata edificata una costruzione di circa 70 mq, in regime di totale abusivismo, salvo poi condonarla successivamente, ma senza richiedere il parere di terzi (nella fattispecie interessati e penalizzati), come da normativa vigente. Nel tempo comunque, nonostante la mia personale tolleranza, e quella dei miei cari, nei confronti di abusi e soprusi da parte dei signori De Prosperis, sono stata oggetto di numerose minacce per futili motivi (acqua piovana, una zuffa fra cani, ecc.), sfociata tra l’altro in tentativi di estorsione, a volte soddisfatti per quieto vivere, peraltro anche tramite lettere manoscritte, a rafforzare l’impianto probatorio delle condotte deprecabili poste in essere. Da parte mia, sempre in virtù del mantenimento dei rapporti di buon vicinato e per il quieto vivere, non sono mai state presentate querele.
Frattanto, approfittando della nostra correttezza e del sorvolare sui nostri diritti, si è giunti ai fatti in oggetto del presente esposto, profondamente e gravemente lesivi nei confronti miei e della mia famiglia. Verso la fine del mese di aprile c.a. mi accorgevo che veniva allestito un cantiere nel giardino antistante lo stabile in questione. Infatti veniva abbattuto il muro di cinta con l’impiego altresì di apparecchiature ad energia pneumatica, provocando rumori insostenibili che disturbavano le normali occupazioni e il riposo della mia famiglia, costringendoci a mantenere sempre chiuse le finestre e i balconi, anche quando verso la fine di maggio iniziava a fare più caldo, al fine di alleviare i disagi provocati da tale attività. Faccio presente che nel neonato cantiere non era esibito né il permesso di costruire, né vi era apposto il prescritto cartello, con lapalissiana violazione del D.P.R. 380 del 6 giugno 2001.
Da ciò traevo la logica conseguenza che ci trovavamo presumibilmente in regime di abusivismo edilizio. A questo punto, nutrendo delle legittime perplessità sulla regolarità dei lavori, ma soprattutto per conoscere le intenzioni progettuali coltivate dai committenti, chiedevo al signor Alfonso De Prosperis, cosa stesse accadendo. Questi mi rassicurava dicendomi che aveva fatto abbattere il muro per ricavare più spazio per il parcheggio delle autovetture. Sempre fedele alla logica dei buoni rapporti, pur potendo essere danneggiata dall’abbattimento del muro di cinta (anche solo per motivi di sicurezza, ma anche per l’immagine dell’immobile) sorvolai senza approfondire sull’eventuale abuso edilizio, cercando di sopportare pazientemente le emissioni rumorose, nella speranza di una circoscrizione ad un non lungo arco temporale.
Faccio presente che da circa un anno soffrivo di disturbi audiologici, con accentuata ipoacusia bilaterale più marcata a destra, che proprio in quel periodo , dopo una severa terapia medica, aveva registrato un sensibile miglioramento. Quando all’incirca tra la fine di maggio e i primi giorni di giugno mi sono accorta purtroppo che non si trattava soltanto del proclamato lavoro esterno all’immobile, in quanto i rumori assordanti si erano trasferiti all'interno dello stabile, ho capito che c’era qualcosa che non quadrava. Per cercare di mantenere ancora dei rapporti, pur se ormai lacerati dagli eventi, essendo impossibile espletare qualsiasi normale occupazione quotidiana, (addirittura per poter parlare al telefono era necessario recarsi in giardino con il cordless), chiesi lumi al signor Alfonso De Prosperis e a suo figlio Marco De Prosperis che inizialmente cercarono di prendere tempo dicendo che avrebbero provato a limitare le emissioni rumorose, senza però esternare le loro reali intenzioni edificative. Ciò non avvenne, anzi la situazione peggiorò, e i rumori strumentali si accavallarono addirittura, tra l’altro proprio all’altezza del muro interno di confine tra le due abitazioni (martelli pneumatici, frullini, picconi, mazzette, ecc.), snodandosi secondo una scansione temporale ininterrotta nel periodo in questione, con notevole apporto di stress. Frattanto l’iter clinico dei miei disturbi uditivi dopo l’impennata di miglioramento, aveva subito una regressione di pari passo con l’intensificarsi dell’attività demolitrice e assordante delle macchine edili, sprofondando in un peggioramento ipoacustico fino ad ora rivelatosi irreversibile. A questo punto mi illusi che in presenza di irregolarità palesi a livello di edilizia, di rumori assordanti conseguenti a lavori che presumibilmente non erano stati autorizzati, e quindi in violazione dell’art. 659 C.P., essendoci acquisita giurisprudenza inopinabile in merito (ad esempio sentenza Cassazione, sez, I, 14 maggio 2002 n. 18351), supportata dall’esistenza dell’art. 844 C.C., senza contare che era messa a repentaglio la mia incolumità fisica, tenendo conto che la protezione della salute è recepita come diritto soggettivo assoluto, relativo alla personalità dell’individuo e fondato sull’art. 32 della Costituzione, richiedendo l’intervento dell’autorità deputata, la Polizia Municipale, avrei ottenuto giustizia e avrei posto fine all’ineffabile tortura psicofisica. Iniziò il valzer delle telefonate all’Ufficio Edilizia della Polizia Municipale del XIII Gruppo di Ostia Lido, e delle risposte, a volte scoraggianti, a volte però rassicuranti, che non hanno poi avuto comunque alcun riscontro concreto di intervento, lasciandomi in preda all’impotenza e alla disperazione di dover regolare l’andamento della mia giornata in base alle esigenze lavorative del cantiere, e preoccupata per la mia salute, nonostante la normativa vigente, almeno in teoria mi tutelasse dalle emissioni di intensità eccessiva (vedi altresì l’art. 844 C.C.). Tra telefonate di protesta e promesse di intervento sono trascorse diverse settimane. Frattanto ero venuta a conoscenza che il signor De Prosperis Alfonso, con l’artifizio raggirante dell’allargamento dello spazio di parcheggio, aveva in realtà in mente di trarre un ingiusto profitto realizzando all’interno della sua porzione di immobile quattro unità abitative, con grave danno economico risultante dal fatto che da bifamiliare lo stabile sarebbe diventato pentafamiliare, con conseguente e logico deprezzamento.
Alla luce di ciò, viste incredibilmente svanite le speranze di intervento da parte della Polizia Municipale, in data 4 agosto presentai un esposto scritto, che però non sortì ugualmente effetti significativi. Chiesi quindi l’accesso agli atti ai sensi della legge 241/90 e scoprii che era stata presentata una D.I.A. recante la data del 7/7/2005, dopo quasi tre mesi dall’inizio reale dei lavori, per una realizzazione di “frazionamento in n. 4 appartamenti e di cambio di destinazione d’uso al piano seminterrato da garage a cantina e centrale termica”. Dall’analisi di tale materiale documentale si evincono inoppugnabili risultanze che partoriscono robusti elementi dubbiosi sul modus operandi e sulla linearità dell’intera vicenda. Innanzitutto se la D.I.A. reca la data del 7/7/2005 l’inizio effettivo dei lavori avrebbe dovuto aver luogo non prima del 7/8/2005, come previsto dall’articolo 23 comma 1 del D.P.R. 380/01. Si dà il caso che il cambio di destinazione d’uso richiesto con tale D.I.A. sia stato realizzato ormai da decenni, in quanto io non ricordo la presenza di un garage nell’immobile predetto da quando mi sono stabilita nell’attuale residenza (circa 20 anni or sono). Senza addentrarci nello specifico delle opere in realizzazione, se previste o non dalla regolamentazione della D.I.A. (che in ogni caso può essere concessa salvo la lesione di diritti di terzi, che nella fattispecie appare palese), da accertare successivamente nelle sedi competenti e con personale abilitato a pronunciarsi in merito, la compiuta disamina del materiale acquisito ha messo a fuoco un nitido quadro probatorio di presunte irregolarità, che purtroppo fanno sorgere spontanei e logici quesiti, in ordine agli adempimenti di cui al comma 4 dell’art. 27 del D.P.R. 380 del 6 giugno 2001. Per prima cosa, chi ha più volte dichiarato di essere intervenuto, come ha fatto a non accorgersi dell’assenza del prescritto cartello, apposto solo in data 12 ottobre c.a. recante il numero 58952 e la data 7/7/2005 della D.I.A., il nominativo del direttore dei lavori geom. Marco D’Avello, ma non la data di inizio lavori? Come ha fatto, se è intervenuto prima del 7 agosto (o anche dopo) a non rendersi conto che i lavori erano già abbondantemente avviati, in barba alla data di presentazione della denuncia di inizio attività, nonché alla data in cui avrebbero dovuto effettivamente iniziare i lavori e come ha fatto a non accorgersi che il cambio di destinazione d'uso del piano seminterrato era già avvenuto in epoca alquanto remota? Come è stato autorizzata, in virtù di quanto appena descritto, l’esecuzione dei lavori? E se invece tutte queste presunte irregolarità sono state accertate e se come previsto sempre dall’art. 27 comma 4 del predetto D.P.R., sia stata data immediata comunicazione all’autorità giudiziaria, al competente organo regionale e al dirigente del competente ufficio comunale, o almeno all’autorità giudiziaria, come mai i lavori sono proseguiti bellamente, arrecando alla sottoscritta e ai suoi familiari danni personali, nonché strutturali (più volte siamo stati costretti a richiedere l’intervento dei Vigili del Fuoco, per essere rassicurati sulla stabilità dell’immobile in seguito all’apparire di numerose crepe nei muri, comparse a più riprese nell’arco temporale dell’attività di cantiere) e di deprezzamento del proprio immobile? Non vado oltre, ma lascio alla Sua competenza, dettata dall’importante ruolo istituzionale rivestito, di verificare ed acclarare le presunte violazioni e irregolarità con l’adozione di ogni più opportuno provvedimento di legge.
Roma 23/11/2005
Posted by: Lucia Salvati on 06.02.06 23:43

