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Attualità, 27 Novembre 2005

Addio, Dolce Vita

Img.1.JPG Titola proprio così l'Economist, in italiano. Addio, Dolce Vita.
Ora, per quanti ritengano che l'Economist sia un giornale comunista, la lettura può anche fermarsi qui (un giornale comunista, lo ricordiamo per dover di cronaca, che si è schierato apertamente a favore di Bush, e a favore della guerra in Iraq, come testimonia, tanto per fare un esempio, la copertina di questo numero. Quello in cui c'è l'inchiesta sull'Italia). Gli altri, continuino pure la lettura.
Di seguito, la prima parte dell'articolo tradotta (completerò, se avanza tempo):

Addio, Dolce Vita
(libera traduzione da questo articolo. Sono gradite migliorie, segnalazioni di errore, correzioni)

A prima vista, la vita in italia sembra ancora dolce a sufficenza.
Il paesaggio è meraviglioso, le città storiche bellissime, i tesori culturali straordinari, e il cibo e il vino sono più buoni che mai. Per molti aspettigli italiani godono di buona salute: vivono a lungo e le loro famiglie restano straordinariamente unite.

La rozza ubriachezza che rende i centri cittadini poco frequentabili, è fortunatamente molto rara in Italia.
Il traffico può essere un problema, e posti come Venezia e Firenze sono invasi dai turisti, ma se si va fuori stagione - o anche solo fuori dai percorsi turistici - ci si può godere la vita in Italia meglio che in qualsiasi altro posto.

Tuttavia, sotto questa dolce superficie, molte cose sembrano avere un gusto pià aspro.
Il miracolo economico dolo la seconda guerra mondiale, culminato nel famoso sorpasso (in italiano nel testo, ndR) del 1987 (quando l'Italia annunciò ufficialmente che il suo P.I.L. aveva superato quello della Gran Bretagna), è svanito.
La crescita economica media degli ultimi 15 anni è stata la più lenta fra i Paesi dell'Unione Europea, un bel po' alle spalle anche di quelle francese e tedesca (si veda img.1).
La sua economia è ora l'80% di quella britannica. E quest'anno, l'Italia è entrata nella recessione; per il 2005, nell'insieme, la sua economia sembra essere l'unica nell'Unione Europea a restringersi. E per il prossimo anno, nel migliore dei casi la crescità sarà anemica.

Le compagnie italiane, specialmente quelle piccole, a conduzione familiare che hanno costituito l'ossatura dell'economia, sono sotto un pressione fiscale sempre crescente. I costi sono cresciuti, ma la produttività è rimasta costante, o perfino diminuita. I paesi membri dell'Euro (la moneta unica europea), ora eliminano la svalutazione, che per molti anni è stata una valvola di salvezza per gli affari italiani.
La competitività dell'Italia si sta deteriorando velocemente, le esportazioni e gli investimenti stranieri diretti sono molto bassi. Il "World Economic Forum", nella sua annuale classifica della competitività, colloca l'Italia a un umiliante 47° posto, dopo il Botswana. L'economia ha anche dimostrato di essere vulnerabile alla concorrenza asiatica, poiché molte piccole ditte italiane sono specializzate proprio in quelle aree (tessile, calzature...) che vengono assalite dall'esportazione cinese.

Scritto da Alberto Puliafito il 27 Novembre 2005 alle 11:09
Commenti

L'Italia è il Bel Paese, ma quale? Solo quello dell'arte, ma anche quello rischia di esser venduto o che si tenta di vendere pur di far toranre i conti in tasca. L'Italia come immagine si è rovinata grazie ad un centro destra che viene silurato da tutti i giornali esteri, c'è poco da sorridere perchè loro ci rappesentano, questa immagine forte sui nostri politici e sulla nostra economia lede in primis noi.

Posted by: Rinaldo Sidoli on 27.11.05 21:45

L'"autorevole" Economist sostiene che il nostro debito pubblico sia ancora oltre il 120% del Pil...

Posted by: apelle on 28.11.05 09:44

Evidentemente un errore, hai ragione. A quanto si legge in giro, è stimato comunque oltre il 110%.

Posted by: Alberto Puliafito on 28.11.05 11:07

Salve

L'Italia deve limitare gli sprechi. E' un paese estremamente piccolo quindi facile da gestire.
Ci sono troppe leggi, il paese è paralizzato dalla burocrazia, la politica consuma tanto ma produce poco.

Troppe cose in Italia dipendono dalla volontà delle istituzioni Statali e sappiamo tutti bene lo stato è l'ente inefficente per eccellenza.
L'Italia è un paese piccolo e non può competere con molti paesi che hanno le risorse minerarie ed economie di scala, per questo motivo ha bisogno di manovre rapide....L'Italia dev'essere veloce!!
Celentano direbbe "Rock"...

Troppa burocrazia uccide. Bisogna eliminare i burocrati, guadagnano troppo per renderci la vita più difficile. Le idee in Italia non mancano e nemmeno lo spirito imprenditoriale, ma ci sono troppe regole da seguire che rendono questo paese poco apettibile agli occhi degli investitori.

Negli ultimi anni abbiamo perso la chimica, l'informatica e la siderurgia, ma stiamo diventando forti in settori "futili" come la moda. E' la mentalità che va cambiata , anche nei tg nazionali vadiamo un sacco di stronzate...parlano tanto di moda e gossip e lasciano allo scuro tante bellissime imprese in settori tecnologici che avrebbero bisogno di un pò di pubblicità. Stiamo diventando un paese di finocchi e di checche burocrati. Bisogna investire in tecnologia , nella ricerca, nei servizi e nella produzione di energia rinnovabile.
Ritornare alle grosse fabbriche è oramai tardi , ma nella robotica e nei servizi si possono fare ancora molte cose. Troppi sono gli scienziati che escono dal paese, bisogna assolutamente fare qualcosa.
La lentezza e la macchinosità del nostro sistema sono i nostri accerrimi nemici.
L'irresponsabilità delle istituzioni pubbliche e la loro miopia sono i nostri nemici, non l'ECONOMIST che fa solo provocazioni.

Troppi partiti in Italia, troppi per non fare niente!

jin

Posted by: jin_ou83@yahoo.it on 28.11.05 15:33

Caro Puliafito,
segnalo che una traduzione integrale dell'introduzione del rapporto di The Economist "Addio, dolce vita" è disponibile sul blog IL PESA-NERVI curato da Michele Diodati.

Cordiali saluti,
Vittorio Bica

Posted by: Vittorio Bica on 30.11.05 15:29

jin ha perfettamente ragione. l'italia sta ormai diventando una paesedove si consuma tanto e si produce poco, ma questo nel tempo penalizzerà il potere d'acquisto. così consumeremo anche poco, e la recessione economica sarà costante.

tutto questo perchè nn si puo fondare un economia sui ristoranti, night club, negozietti, moda e altre cazzate. inoltre occorre diminuire gli statali, i burocrati, quelli che lavorano alle varie organizzazioni politiche di sinistra ( partiti, cooperative, altro),perchè sono veramente tanti. occorre avere più forza lavoro, più imprenditori, più industrie, più tutto. occorre veramente fare qualcosa

Posted by: luigim on 05.02.06 16:35
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