Grilli per la Testa, 24 Febbraio 2008
Harmattan /2
Ah, già, qui si mettono le cinture.
E' Raffaella a commentare così, mentre la accompagnamo a casa, con mia madre e mio padre che, bontà loro, sono venuti a prenderci alla fermata dell'autobùs che porta da Malpensa a Torino, proprio davanti al Palazzo di Giustizia.
Siamo tornati dal Mali, e la prima cosa che ho visto di Torino è stata uno dei nuovi cartelloni pubblicitari del Popolo delle Cazzo di Libertà. E fanculo. Chiudo gli occhi e vedo ancora l'ocra di Oualia, i bambini, i sorrisi, i pianti, gli occhi, le mani, i baobab, le strade-non-strade, la vita. Li riapro e Casini e Veltroni ammiccano dai rispettivi manifesti elettorali.
Ma da noi si mettono le cinture, in auto, perché evidentemente si ha molto a cuore la salute del prossimo, incuranti del fatto che quel prossimo possa pensare - almeno quello - seriamente di andarsene, se le cose non cambieranno.
Laggiù, le cose cambiano alla velocità che più aggrada loro, alla velocità del vento psicologico e caotico che chiamano Harmattan. Qui, le cose non cambiano mai.
Scritto da Alberto Puliafito il 24 Febbraio 2008 alle 1:42

