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Grilli per la Testa, 25 Febbraio 2008

Harmattan - Diario di Viaggio /2

Bamako

Decine di maliani si ammassano intorno ai passeggeri del volo Casablanca-Bamako, appena atterrato: superati i controlli - una mera formalità, a dire il vero: verificano il passaporto e il visto - ci caricano i bagagli e parlano, parlano per aiutarci, per contrattare prezzi di servizi, per portarci ai taxi.

Arriva la nostra guida, Jaques, maliano, marito di Silvana, una cooperante di cui parleremo in seguito. Non lo conosco, ma appena me lo indicano la confusione svanisce: siamo in Africa, abbiamo qualcuno di cui possiamo fidarci ciecamente.

I bagagli e il gruppo sono la stessa cosa, ci trasciniamo ai taxi - c'è tutto, bambini, storpi, un nano, mendicanti, si ammassano intorno a noi e capire qualcosa è davvero difficile -, finalmente verifichiamo che ci sia tutto il nostro bagaglio, saliamo e comincia un nuovo viaggio, onirico, attraverso le strade notturne della capitale. Il foulard che ho al collo è provvidenziale, la polvere è ovunque - si anniderà presto nelle nostre gole lasciandoci come ricordo del Mali gole infiammate e bronchiti -. Dal finestrino, l'aria è quasi fresca. L'autoradio non c'è, è stata sradicata. Al suo posto, un radione portatile piantato sul cruscotto lascia uscire musiche maliane: il percorso verso la Croce Rossa, dove la delegazione Recosol verrà ospitata, ha la sua colonna sonora naturale, che prosegue anche quando alcuni militari ci fermano a un posto di blocco.

Non chiedono i documenti a noi, ma agli autisti: la procedura è macchinosa ai limiti dell'incredibile, quei portadocumenti contengono una babele di carte e cartacce. Ma dopo poco siamo di nuovo in viaggio, come se non fosse successo nulla.

Nessuno parla, non ce n'è bisogno. Arriviamo alla Croce Rossa di Bamako dopo una traversata interminabile e ci sistemiamo nelle nostre stanze, che diventano subito casa: i letti traballanti con le zanzariere verdi, il ventilatore da soffitto rumorosissimo, il bagno. Sono ancora occidentale e mi trincero dietro mille precauzioni: ciabatte per la doccia, acqua della borraccia per lavarmi i denti, Autan da nausea, repellente per insetti sul sacco-lenzuolo, pantaloni lunghi. Passa così, la prima notte. E arriva il primo giorno.

Bamako2.jpg Bamako è un cancro che si stende senza alcun ordine apparente, senza alcuna ragion d'essere, senza alcun progetto visibile. Ufficialmente ha un milione e mezzo di abitanti, ma si stima che, contando tutti coloro che non si sono registrati e i profughi provenienti da zone di guerra, conti almeno 5 milioni di persone.

Bamako brulica di persone, auto, moto, pullman e pulmini, suv, jeep, donne con ceste in testa, di verdure, di acqua in sacchetti di plastica, di ogni sorta di genere alimentare, uomini che tirano carretti, che portano in giro macchine da cucire, poliziotti, militari. E' così in tutte le sue zone e quartieri metastatici; sul Niger le donne lavano i panni, grandi palazzi di alberghi, ambasciate, banche, si esaltano in tutta la loro bruttezza occidentale, circondati da baracche, catapecchie, negozi moderni e vetusti. E circondate da umanità.

Visitiamo una scuola, dove siamo accolti in veste ufficiale: io intervisto il preside e il fondatore, che mi raccontano delle problematiche dell'istruzione nella capitale. Penso di aver visto l'Africa. Non so ancora di non aver visto niente. Le bibite ghiacciate che consumiamo nella sala professori sono manna dal cielo.

Bamako.jpg Poi i mercati, della frutta e verdura e dell'artigianato (dal mercato dell'artigianato, l'immagine: un artigiano concia la pelle con una bottiglia di Coca Cola); i negozi - contrattiamo per l'acquisto di una fotocopiatrice e di una cartuccia di riserva che porteremo a Oualia. Contrattare è fondamentale, qui -; un ristorante che fa specialità cinesi e vietnamite (sic).

Incontriamo Modibo, veterinario che spiega alle nostre ostetriche le condizioni di vita delle donne nel comune rurale in cui ci recheremo, e che mi battezza con il mio nome maliano.

Fadjala Sissoko. Penso che non me lo ricorderò mai, che resterà un vezzo, un orpello, un di più. Ma ancora non mi hanno spiegato cosa significa e ancora non ho sentito qualcuno chiamarmi con quel nome, non ho avuto l'impulso di presentarmi con quel nome. Cosa sia un nome, l'ha già detto qualcuno di molto più importante di me, quindi non ho intenzione di impelagarmi in chissà quale costrutto filosofico-mistico.

Il treno che ci porterà a Oualia, nel frattempo, è deragliato: un morto e 24 feriti. Si dice, notizia confermata da più fronti, che sia successo perché il conducente aveva fretta di arrivare per vedere la finale della Coppa d'Africa di calcio. Ottimo motivo, e dimostrazione che in Africa, come stiamo imparando rapidamente, la fretta non porta a niente di buono. Così, passiamo a Bamako un giorno in più rispetto al nostro programma.

Per fortuna, c'è la Croce Rossa con il suo giardino. Un'ottima decompressione, la seconda dopo l'aeroporto di Casablanca.

Le immagini che giro nella capitale mi sembrano appartenere a un altro mondo, mi sembrano testimoniare il fallimento del modello occidentale portato in maniera coatta in questi posti. Bisognerebbe premere rec e lasciare la telecamera accesa in registrazione, ferma, e lasciare che la vita entri e esca dalle inquadrature. E' quello che accade, è quello che faccio. Rivederle oggi non fa che confermare le prime impressioni: un cancro avvolto in sacchetti di plastica fin troppo occidentali ma pesantemente africani.

Le discussioni serali nel gruppo dimostrano che ci sono grosse potenzialità, ma sono ancora piccole, sono schermaglie, provocazioni, tentativi di conoscerci alla cieca.

Proseguiranno, per tutto il tempo, finché subiranno, come tutto, in Africa, profonde modifiche per qualità e intensità. Proseguiranno a partire dal viaggio che, finalmente, con partenza di buon mattino su un pulmino mezzo distrutto, comincia dalla stazione di Bamako.

Nel frattempo, ho perso il mio cellulare.

Scritto da Alberto Puliafito il 25 Febbraio 2008 alle 13:19
Commenti

Certo che una foto del fonico potevi metterla...

Posted by: dj tubo on 26.02.08 00:10

Wow. Dj Tubo commenta su un blog. Miracolo. Questo evento vale la foto del fonico. Arriva in giornata.

Posted by: Alberto Puliafito on 26.02.08 09:59

alberto... mi stai portando in un altro mondo... stamattina avevo un po' di tempo e ho pensato di passare dal blog... ma non avrei mai pensato di trovare QUESTO... suoni, colori e odori intatti... voglia di viaggiare che si moltiplica... grazie, sarà piacevole leggere altre puntate, come un piccolo romanzo che mi terrà compagnia qualche giorno.
bacio, a presto.

Posted by: sylvia on 04.03.08 09:15
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