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Harmattan, 6 Marzo 2008

Harmattan - Diario di viaggio /7

Non c'è niente di più superfluo del mio lavoro: sapeste quale enorme contraddizione patisco per questo. Eppure, vedere qualcosa di mio al cinema è un'emozione forte, intensa, indimenticabile ogni volta che accade. Anche quando la platea non è disposta all'ascolto. Anche quando le strumentazioni tecniche non sono adeguate. Perché raccontare storie è il mio lavoro, ed è anche il mio piacere, con i miei tempi, lenti, nell'inutilmente veloce industria dell'intrattenimento. Così, vi racconto ancora un po' di Oualia.

jeep.jpg Il grande giorno dei cinque villaggi

Sono cinque, i villaggi di oggi, li visiteremo tutti, fosse l'ultima cosa da fare al mondo. Questo il succo della partenza a un'ora decisamente troppo antimeridiana - tant'è che comunque si parte almeno un'ora dopo la partenza prevista - che fa sentire addirittura un po' di fresco sulle braccia, nel cassone della jeep. Le maniche lunghe, noi, che ormai siamo dell'Africa parte integrante - quanto è bella, la nostra capacità di adattamento, quanto è straordinariamente semplice e pressoché immediata -, le schifiamo e le lasciamo nella casa di passaggio. Bella stronzata, visto che ci sono anche i rovi, oggi, a peggiorare le cose.

Dopo circa tre ore nel cassone - ovviamente, la visita comincia nel villaggio più lontano - il nostro autista Moussah ci convince a lasciare il cassone per ammassarci nella jeep al chiuso. Dice di farlo per il nostro bene, per evitarci l'insolazione. A me sembra di soffocare, ma alla fine della giornata si vedrà che il nostro avrà avuto ragione da vendere: da bravi occidentali, la sottovalutiamo un po', l'Africa.

goldberg.png La liturgia - raccontata ieri per filo e per segno - si ripete con le sue microvariazioni, villaggio per villaggio: si modula sulla stessa aria, 30 volte, per poi riprendere l'aria da capo . Chi conosce le Goldberg di Bach sa di cosa sto parlando.

In effetti, Oualia ha 31 villaggi. Una curiosa coincidenza che verifico proprio adesso, mentre scrivo.

L'architettura modulare delle Goldberg ha fatto sì che venissero considerate, in passato, un mero esercizio tecnico-stilistico. Ma grandi interpreti del passato - mi si consenta di citare, banalmente ma con grosse motivazioni, Glenn Gould - hanno mostrato che si tratta di un componimento talmente emotivo da meritarsi crescente ammirazione, fino a essere banalmente etichettato ai giorni nostri come il disco più erotizzante di tutti i tempi. Probabilmente è vero. E, per inciso, è anche parte della colonna sonora de Il silenzio degli innocenti.

Cosa c'entri tutto questo con l'Africa è presto detto: tutto c'entra, la libera associazione c'entra, il pensiero che carambola da una parte all'altra senza soluzione di continuità c'entra. Le Goldberg come le microvariazioni delle liturgie nei vari villaggi, i più poveri che si privano persino delle poche foglie d'insalata per noi, i più ricchi - ammesso che qui il termine ricco abbia davvero un senso - che ci regalano i montoni, le danze, le messe in scena di caccia con fucili di armate francesi di fine ottocento caricate a salve, i ricordi, le facce, le problematiche del giorno dei cinque villaggi si sovrappongono.

bambina oualia.jpg Il caldo ci accompagna quando da Gomou - probabilmente il villaggio più povero - facciamo dietro front e torniamo verso il campo base passando per tutti gli altri che, allertati dalla radio, ci attendono. Il caldo e la sete. Di acqua ne abbiamo poca, si beve quella calda col Polase dentro, per tirarci un po' su. Di villaggio in villaggio, si giunge all'ultimo. Dove - capita raramente - ci invitano a ballare uno a uno. In questi giorni ho sentito il ritmo crescere dentro più volte, oggi ne farei a meno molto volentieri, ma non si può. Mi sembra di esplodere, di scoppiare per l'arsura, per il calore, per lo sforzo fisico. Me ne torno al mio posto, con un mal di testa d'altri tempi che mi accompagnerà nel ritorno. Ci attendono altre tre ore di jeep, al buio. Che accompagnamo cantando De André, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Del resto, dopo l'associazione con le Goldberg, cosa non lo è?

Ma la serata è destinata a proseguire, per alcuni di noi, in maniera decisamente rocambolesca. Le nostre due ostetriche insieme a Mah Diallo, assisteranno una partoriente in condizioni decisamente estreme. E non finirà bene, purtroppo. Ma dei parti e delle donne maliane, parleremo un altro giorno.

Scritto da Alberto Puliafito il 6 Marzo 2008 alle 2:19
Commenti

Che bello Albi questo diario di viaggio! Deve essere stata davvero un'esperienza incredibile....

Baci

P.S.
Le Goldberg variations, proprio nell'interpretazione di Glenn Gould, fanno parte del mio archivio mp3, ogni tanto le ascolto ;-)

Posted by: Barbara on 06.03.08 10:07

Barbara, grazie :)

Sì, un'esperienza speciale, indimenticabile.
Le Goldberg oggi hanno fatto da playlist alla mia corsetta.

Posted by: Alberto Puliafito on 06.03.08 14:38

Che palle sono orfana da un po' di giorni.
Ma cosa hai di più interessante da fare
che non produci altre puntate?
Fadjala facci sognareeee...

Posted by: Oumou Djallo on 10.03.08 15:28

E' vero. Sono stato indisciplinato.

Domani produco una nuova puntata.

Posted by: Alberto Puliafito on 10.03.08 16:44

Ciao, Fadjalla. Mi associo ad Oumou nella lamentatio circa la tua discontinuità nel redigere il diario! mi piace quel che scrivi,mi piace come lo scrivi. Ma se fatichi ad andare avanti, magari ti diamo una mano: diario corale di un viaggio all'inizio del mondo... Facci sapere!
Ti abbraccio,
Mah Diallo

Posted by: Mah Diallo on 10.03.08 17:45
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