Parole, 7 Maggio 2008
Delegificazione
Fra i capolavori della politica contemporanea - in particolare della politica italiana - c'è il fatto di riuscire a tramutare il significato delle parole, oltreché invertire la moralità delle persone. In questo capolavoro, va detto che i signori politici sono fortemente aiutati dai signori giornalisti. Fortissimamente aiutati.
E così, quel Calderoli patata bollente del futuro - e malaugurato - governo Berlusconi, che finirà al ministero per la delegificazione (sic!), fa diventare il termine sinonimo di semplificazione. Perché sono bravi, loro. Basta con le scartoffie, basta con le troppe leggi. Semplificare, bisogna. Semplificare. Che non è sinonimo di delegificare. Per spiegarlo mi farò aiutare prima dal De Mauro. Delegificazione:
trasferire alla pubblica amministrazione la potestà di disciplinare materie prima di competenza legislativa.
Ecco, a un primo sguardo questa definizione - corretta - lascia già trapelare il fatto che, no, delegificare e semplificare non sono sinonimi. Ma lasciate che mi faccia aiutare anche dalle parole del prof Ettore Laurenzano su Filodiritto:
La delegificazione è di per sé costituzionalmente neutra e può anche, in determinati casi, essere opportuna… ma più raramente di quanto sembravano pensare, almeno qualche tempo addietro, alcuni apologeti, che mostravano di voler attribuire alla delegificazione quell'effetto di ampliamento delle libertà individuali e di gruppo, che invece, eventualmente, può conseguire solo ad una deregolamentazione ovvero ad una totale rinuncia - da parte di Stato, regioni ed enti pubblici - ad emanare norme, sia di tipo legislativo che regolamentare, in materie che vengono quindi totalmente lasciate alla autonomia contrattuale dei privati. La delegificazione può anche essere opportuna, ma non può non essere operata dalla legge stessa. Invece, nello schema prescritto dal comma 2 dell'articolo 17 della legge n. 400 del 1988, la legge di delegificazione (e si perdoni il bisticcio di parole!) deve limitarsi ad indicare "le norme generali regolatrici della materia", cosicché le specifiche disposizioni legislative precedenti, che si vuole abrogare, sono individuate dal successivo regolamento. A questo regolamento viene paradossalmente attribuito un potere superiore a quello della legge, come se in un ordinamento militare si prescrivesse che gli ordini all'ufficiale vengono dati dal soldato semplice. A tale regolamento il Parlamento può solo - nell'autorizzare l'esercizio della potestà regolamentare del Governo - fissare preventivamente principi e criteri direttivi, in sostanziale (ed anomala) analogia con quanto il Parlamento fa allorché delega al Governo la funzione legislativa.
Chiaro? Spero di sì.
Più semplicemente, visto che repetita iuvant, visto che le cose bisogna sempre dirle in maniera semplice, visto che il problema della comunicazione è che troppo spesso non si comunica: delegificazione non è sinonimo di semplificazione, non è necessariamente un bene, non è la soluzione a tutti i mali dell'Italia e neanche a una parte di essi.
E' chiaro così?
Scritto da Alberto Puliafito il 7 Maggio 2008 alle 0:18

