Personale, 23 Settembre 2008
Come undici anni fa
Aveva un senso undici anni fa, questa sensazione di gioventù, di entusiasmo. Quando entravo per la prima volta da solo nella casa di Genova che mi avrebbe ospitato per due anni - immaginavo allora il nomadismo permanente? certo che no - con le borse della spesa. Via Bainsizza, si chiamava, una via chiusa, parallela a Corso Europa. In certe ore della giornata, non si trovava parcheggio neanche a pagarlo oro, signora mia. E la vicina del piano di sotto, che una volta mi ha mandato i vigili, da quando le parcheggiavo il motorino nel giardino pagandola poche lire, mi salutava col sorriso.
Ora rientro nei 45 metri quadrati torinesi con due borse analoghe e undici anni di più. Ma non è cambiato nulla. E' la prima spesa che faccio qui, a casa "mia" - mia fra vent'anni, alla banca e agli eventi piacendo, anch'io, come tutti, schiavo del microcredito -, i primi acquisti vegetariani a Vanchiglia che finiscono nel mio frigo, nella mia dispensa - sì, c'è la dispensa, a casa - e in parte nel mio stomaco, cucinati dal sottoscritto e consumati velocemente sul tavolo della cucina prima di andare a vedere Burn after reading dei fratelli Coen (vedetelo, per forza, con quell'amarezza che anche nel comedy riesce a essere splendidamente chiara, nella sua rappresentazione di un mondo che va non si sa bene dove).
Però, per dire, fare la spesa non è stato come undici anni fa. Ormai faccio attenzione a tutto, provenienze, ingredienti, certificazioni. Come se ci si potesse fidare. Ma a qualcosa bisognerà pur credere, no? E' una tortura, fare la spesa con la consapevolezza - 39 euro e rotti per qualcosa che non mi sembra valerli, ma non è questo il punto. Ah, per la cronaca, fanno ancora quegli strani cosi che rispondono al ridicolo nome di Gioppini. Ne scrissi, quasi mille anni fa, da Roma. Ovviamente, li ho comprati -, chiedersi perché comprare burro delle Valli di Non, uova di Perugia e via dicendo. Per quale inutile motivo? La coerenza va a farsi fottere, a fare la spesa nel posto più vicino e comodo, te la tieni, la coerenza.
Te la tieni e cerchi di farne un vanto, della coerenza, anche quando ti ridono in faccia perché vuoi il giusto da chi dovrebbe pagarti, anche quando vorresti fare le cose belle pure se belle non servono, anche quando pensi che stai tutti i giorni a cercare di fare qualcosa e a scriverne, e lo facevi anche undici anni fa, anche se non c'erano i blog.
C'era più speranza, però: speranza di cambiare le cose. Oggi - dopo che hai ascoltato quella merda del nuovo album dei Queen + Paul Rodgers, ad aggravare le cose - ti guardi attorno e vedi gente che spera ancora, sì. Che spera di tirare avanti a campare, sembrano prospettarsi tempi cupi, ancora più cupi. Ma di fronte a questa sensazione giovanile, c'è ben poco che conta, e come undici anni fa penso che le cose cambieranno in meglio, prima o poi.
Scritto da Alberto Puliafito il 23 Settembre 2008 alle 0:42Eh...Albi.....mi sa che accadrà più poi che prima. Sob!
Un abbraccio
Posted by: Barbara on 23.09.08 21:06bentornato!
saluti
Ale
Barbara, capiterà.
Alessandro, grazie :)


