Offline, 15 Ottobre 2008
Andare via
Anche questo è blog: ti suona il telefono e un'amica ti chiede di scrivere qualcosa su Saviano. Perché, chiedi tu. Perché se ne vuole andare dall'Italia. E tu le rispondi, laconico: lo so. Ha ragione. E poi, io cosa dovrei dire? Ma lei insiste: se non ti indigni per questo.
Ora, tu apri il pannello di controllo di questo benedetto blog dove hai pontificato un po' su tutto, e anche se ti sembra inutile, pontifichi anche su questo, perché sia chiaro: l'indignazione è, deve essere, è forzata a essere quotidiana.
Saviano l'ho incrociato un anno fa a Salina, a un festival cinematografico dedicato al documentario. Io ero lì, ospite con altri registi di documentari, un piccolo nulla nel nulla. Lui invece riceveva un premio che consisteva, fra l'altro, in un soggiorno a Salina di una settimana per due persone. La battuta amara fu, ovviamente, relativa al fatto che, eventualmente, quelle due persone sarebbero state sotto scorta. Mi colpì, come è evidente colpisca tutti, per la sua personalità e per le cose che ha da dire e per come le die.
Ora. Saviano si è rotto le palle. E chi non si sarebbe rotto le palle al posto suo? Io mi rompo le palle ogni santo giorno. Mi rompo le palle dell'italietta che giustifica tutto, della sua (a)morale e delle sue colpe, dei suoi berlusconi e carfagne, ma anche dei suoi bertinotti e veltroni, dei padroni incompetenti e dei servi leccaculo, di un sistema che tollera e fa affari con le mafie e le camorre e le 'ndranghete e che alla fine giustifica tutto in nome del fottere il prossimo facendo crescere rigoglioso il proprio orticello. E va a finire, vedi, che per scrivere di Saviano finisce che scrivo di me stesso.
Per forza. Perché quel che succede a Saviano, riguarda me e riguarda tutti, in misure e modi diversi. Perché tutti i santi giorni veniamo privati di qualche libertà e accettiamo meschinamente e banalmente per la missione insignificante di cui ci siamo autoinvestiti per istinto e per colpa originale: tirare avanti, furbetti e meschini come pochi, razzolare nel cortiletto e non vedere al di là di un paio di birre e di un'autoconsapevolezza immotivata.
Parlo di me, perché il piano per uccidere Saviano è una roba che ci dovrebbe far vergognare tutti: partorito dal ventre molle del nostro stesso paese, è un pezzo di noi che ha preso il controllo sul resto, un'escrescenza organica e organizzata che ci divora da dentro.
Io non ho sentito voci autorevoli di chi pensa a togliersi i sassolini - processi, per esempio, per corruzione - dalle scarpe levarsi a favore di questo ragazzo, non ho visto i grandi nomi fare le barricate. E così, questo ragazzo arriva a dire:Non so se rifarei tutto quello che ho fatto. Sono sicuro di aver compiuto una cosa importante, ma non c'è mattina in cui mi chiedo perchè l'ho fatto e non mi so rispondere, non so se ne valeva davvero la pena.
Per me, misero osservatore esterno, ne valeva la pena. Ma c'è un fatto: Saviano è un ragazzo - santoddio, mi sento un ragazzo io quindi lo è anche lui -, si è rotto le palle di non poter avere una vita normale e dice di volersene andare. E' una fuga, la sua, verso una vita più normale, e quindi più libera, e quindi sacrosanta.
Ma chi sono io per rispondere alla richiesta di quest'amica e scrivere di/su/per Saviano? Niente. Sono uno che mette in fila parole e riflessioni, e che oggi si accorge che sono arrivati anche i politici, a esprimere solidarietà allo scrittore, e addirittura il Presidente del Senato Schifani, addirittura. Ci sono anche loro, sì, finalmente. Loro che non ci fanno vivere in un Paese per Giovani.
Ci penso spesso anch'io, alla fuga - e via, a riparlar di me - e conosco molte persone che ci pensano quasi ogni giorno. Ci penso perché mi sono rotto le palle - forse non abbastanza -, ma mi chiedo: cosa risolverebbe, andare via, per uno qualsiasi?
Risolverebbe, forse.
Risolve, sicuramente, per uno come Roberto Saviano, cui dovrebbe andare ogni giorno, ogni momento, la stima, la gratitudine di chi ancora crede nella cultura della legalità, nella morale, nella giustizia.
Scritto da Alberto Puliafito il 15 Ottobre 2008 alle 12:46Che peccato mi stai tanto simpatico ma non riesco mai a essere d'accordo con te. Che si aspettava Saviano infilando mezzo braccio nella merda più puzzolente e ristagnante di questo Paese? Che in un annetto la Forza della Letteratura e dell'indiganzione nazionale vincesse un problema che è lì da 150 anni? Pensava di potersi comprare una mansardina fighetta a Spaccanapoli e andarci a vivere in tranquillità con la fidanzatina? Non capisco bene che cosa c'è dietro il "Me ne vado" ... L'accusa allo Stato di non fare niente e quindi per lui la condanna a vivere tutta la vita come il Capo della DIA? Quale sarebbe la soluzione rapida? Circondare Scampia raderla al suolo e mettere al carcere duro tutto e tutti a prescindere dai processi e dai diritti? Chi fa una scelta come la sua non può dire "Vabbè io vado eh ... Fatemi sapere". Potrebbe andare in Parlamento. In quel momentro credo che dovrebbe preoccuparsi di non essere ammazzato. Tante Cose
Posted by: Casanduoglio on 17.10.08 13:10Ah, ma io non vado cercando fan o tifosi o gente che sia d'accordo con me, quindi ben venga tutto.
Detto ciò, non so che si aspettasse Saviano: bisognerebbe chiedere a lui. So però che ha tutti i diritti di andarsene dove gli pare a vivere una vita normale. Il suo tentativo l'ha fato, e sfido chiunque a reggere a una vita sotto scorta.
Posted by: Alberto Puliafito on 17.10.08 23:57

