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Offline, 19 Ottobre 2008

Uscirne indenne

Uscire indenne da un week end non è cosa da poco, di questi tempi. Se ne esce indenni col lavoro. Ma la cosa interessante non è questa. La cosa interessante è la doppietta di salvataggi a me stesso operati nell'ordine di sabato sera (Rialto) e di domenica pomeriggio (Wallace e i libri senza acquisti).

Il sabato sera, dopo un aperitivo allungato, prosegue al Rialto, dove si consuma il salvataggio notturno. Ci volevo andare da tempo anche se non me ne ricordavo nemmeno: l'unica volta che avevo tentato l'ingresso, la coda mi aveva convinto a desistere. Ma ora, si va, in compagnia. Si va e si balla. In altre tempi, per resistere alla pesantezza dell'umanità concentrata in così pochi metri quadri - tentativi impacciati di seduzione, droghe e odori, goffaggini e imbarazzi, buttafuori e avventori e persino conoscenti e amici -, avrei sopperito alla mia incapacità di sopportare con un paio di birre. Questa volta non ce n'è stato troppo bisogno, bastava la musica e la voglia che avevo di ballare e di muovermi a tempo, una voglia che avevo da un sacco di tempo.

Certo, un conto è ballare con un po' d'alcol in corpo, un conto è farlo a secco: ci si rende subito conto di quanto sia difficile e di quanto sia ridicolo quasi tutto quello che ti circonda, incluso il proprio sé, la propria fisicità imbarazzante. Ma se riesci a superare la sensazione di ridicolo misto noia che si avvicina con un rumore bianco in convoluzione con il segnale su cui dovresti concentrarti - la musica, i visual, chi riesce a muoversi in maniera convincente, no, quelli no, sono corpi sudati e fallaci e mortali, anche quelli -, allora diventa tutto (quasi) sopportabile.

E poi, il salvataggio domenicale, dentro una libreria. Riesco a toccare tutti i libri che avrei voluto senza comprarli. Riesco a leggere l'inedito - in Italia - di Wallace, che sta dentro la nuova edizione de La ragazza dai capelli strani (Brave Persone, si intitola, ed è un Wallace inedito non solo in senso editoriale, un Wallace verso una nuova strada narrativa che non conosceremo mai più) e la bella prefazione della brava traduttrice, Martina Testa che commuove per la sua empatia e che, citando alcune consideraizoni dello stesso Wallace in merito a determinate caratteristiche del suo scrivere e del suo essere realista sebbene non minimalista, mi chiarisce, o meglio, formalizza - proprio come una bella formula matematica che piace tanto a chi ha una formazione ingegneristica, una formula elegante e omnidescrittiva - la motivazione per cui io lo senta così tanto, Wallace.

Tutto questo avviene naturalmente e senza danni per il mio stato d'animo e per le mie finanze, che sto puntellando, lentamente e pazientemente per sopperire ai danni causati da imperizia e malafede altrui. E dalla mia incapacità di uscire indenne da situazioni più scomode di quelle che offre un weekend romano.

Scritto da Alberto Puliafito il 19 Ottobre 2008 alle 18:52
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