Offline, 26 Ottobre 2008
Monicelli e la gente e il superenalotto e l'empatia
Parlavo di Monicelli, da queste parti, qualcosa come due anni fa - tre giorni dopo, guarda i casi della vita, parlavo d'altro. Un altro che non è ancora finito -. Il che poi spiega, fra le altre cose, perché sia meraviglioso tenere un blog. Allora avevo appena visto fortuitamente La ragazza con la pistola al cinema sull'Isola Tiberina. Oggi è diverso.
Oggi, per traversie e corsi e ricorsi che hanno dell'incredibile, e che ruotano attraverso incontri fatti che nemmeno i sei gradi di separazione sarebbero soddisfatti nello spiegarli, posso raccontare altro. Nel mezzo di alcune fatiche lavorative, si incastra un numero zero. E in questo numero zero, una regia di studio e un'intervista, in questo benedetto studio, a Mario Monicelli, di cui ho curato, con piacere e emozione, perché negarlo, la regia. Poi si andrà in montaggio, e chissà se lo vedrete mai, questo piccolo pezzo di televisione in cui un grande regista - sì, quando me l'hanno presentato l'ho chiamato maestro anche se non gli piace essere chiamato maestro, ma si doveva fare, quantomeno per ovviare all'imbarazzo di dire, io, ebbene sì, sono il regista di questo programma, e dirlo a uno straordinario Regista 93enne, lucido, divertente e divertito come non riescono a essere molti miei coetanei - si racconta. Non si sa, non si sa se questo pezzo di televisione esisterà per qualcuno di diverso da coloro che l'hanno vissuto lì, e che, sono certo, confermeranno essere stato un momento lungo 36 minuti di enorme emozione e intensità.
Da lì, si corre verso un altro set. Diverso e altro, appunto. Il giorno dopo, mi godo una mezza giornata di libertà, atto doveroso nei confronti della mia schiena e del mio mal di testa.
Così, faccio una cosa che non facevo da mesi. Passeggio in mezzo alla gente di Roma e guardo [osservo, mi interrogo, analizzo, immagino, costruisco storie, pontifico e rimiro] i volti delle persone. Ce ne sono pochi, sorridenti, vogliamo dirlo?
Però. C'è la donna in carriera, con quel tailleur che scommetto ha visto in Sex & The City; ci sono le tre ragazzine emo (ma saranno vere emo?) che hanno tagliato da scuola e fanno a gara a farsi belle con il ragazzo della pizza a taglio - come se dice a Roma. A Torino si dice al taglio -; c'è un giovane vestito male, probabilmente depresso, magari affetto da chissà quale malattia mentale; c'è l'autista-scaricatore di merci, che ha dovuto vendere il suo furgone e affidarsi a una struttura più grossa per tirare avanti, e anche così non arriva a fine mese; c'è la commessa carina, quella meno carina che si trucca più di quella carina e sa che dovrà dimostrare qualcosa in più della collega; c'è la suora che sembra di mille anni fa e che vorresti fermare per chiederle perché ha fatto quella scelta lì, se per fede o cosa; c'è la dark, il nerd, la coppia di amiche che fanno shopping più o meno compulsivo; il calzolaio, sì, c'è un negozio la cui insegna recita proprio calzolaio: il retrobottega si intravede da fuori, avrà la stesa età della suora. C'è tutto. Ci sono primi piani bellissimi, volti che raccontano e raccontano e vorrei ascoltarli tutti, vorrei ascoltare le loro storie, la loro vita, i loro amori, il loro lavoro, la morte che vorrebbero.
Entro in un bar. E' la giornata del Superenalotto da 100 milioni - che poi verranno vinti a Catania. Ma a Roma mica lo sappiamo, ancora, che verranno vinti a Catania - e così gioco un euro, che male fa, senza azzeccare nemmeno un numero. Cosa peraltro probabilissima.
Mentre gioco al tavolino del bar entra una ragazza, molto bella. Si siede di fronte a me, si fa spiegare dal gestore del bar come si gioca, è la prima volta e ha pensato di provarci, che male fa. La guardo, mi suona il telefono, lavoro, come al solito. Finisco i miei numeri, lei sparisce nel nulla dopo aver giocato, immagino.
L'unica cosa che so è che non ha vinto nemmeno lei. E l'empatia che in qualche modo mi unisce a lei, per aver condiviso quell'istantanea della non vincita su cui si potrebbe scrivere perlomeno un bellissimo racconto, mi unisce a tutti i volti che ho visto e che vedo. E che racconterò, prima o poi, a modo mio.
Scritto da Alberto Puliafito il 26 Ottobre 2008 alle 2:38Leggendo Calzolaio mi hai fatto tornare in mente il calzolaio dietro casa mia a roma.. Qui invece le scarpe le porti all'ipercoop...
Posted by: Ivana on 27.10.08 18:22

