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Offline, 28 Ottobre 2008

Poi abbiamo parlato di figa (**)

Adesso vi racconto una storia, se vi va. Una storia che riguarda me e altri, e che magari parla anche di fede. Sicuramente parla di essere bambini, di leggere e dell'amicizia. Che messa così sembra una cosa proprio roboante, ma visto che c'è questo titolo si capisce subito che si andrà a parare anche in qualcosa di leggero.

Adesso, insomma, vi racconto che quand'ero un bambinetto, io, che oggi qualcuno potrebbe definire un mangiapreti (*), io che mi sono fatto sbattezzare perché sì, io ho letto in chiesa. Provo a sforzarmi e ricordare quale fosse il passo, ma è successo una sola volta, e non ce la faccio, con tutta la buona volontà della mia memoria a lungo termine. La chiesa era una cappella, in realtà, la cappella di S.Valeriano, piccola frazione di Borgone Susa, provincia di Torino. Era la cappella dove si sono sposati i miei genitori. Il loro, probabilmente, è stato l'ultimo matrimonio celebrato lì, se ben ricordo. Oggi, a parte la festa del patrono, non vi celebrano nemeno la messa, e i miei sono divorziati.

Ricordo che l'ho vissuta con angoscia, quella benedetta lettura. Perché a me piaceva tanto leggere. Ho imparato a leggere in età precoce - questo, badate bene, non fa di me né un genio né un iperdotato. Ma sicuramente, per una buona parte della mia vita, ha fatto di me quello che oggi potrei definire, a bocce ferme, un disadattato - perché volevo sapere come andavano a finire le storie quando lo volevo io. Questo me lo ricordo bene.
Mi piaceva leggere, e mi piaceva tanto leggere ad alta voce, intonare le frasi, raccontare.

Quando ho letto in chiesa, mi sono avvicinato al leggio goffamente, imbottito nel mio maglione e giacca a vento che mi imbarazzavano: era questo, che mi generava angoscia. Mi imbarazzavo molto, da bambino, soprattutto quando si trattava di parlare in pubblico; è una cosa che ora non capita più, ma solo per difesa personale, è evidente. L'unico momento in cui mi sentivo forte di fronte a tutti gli altri, era il momento della lettura, perché sapevo di saper leggere a voce alta.

Quando ho letto in chiesa, è stato bello, se non altro per il silenzio che c'è in chiesa quando leggi. Ho cercato di intonare le frasi, di raccontare. All'uscita, un'amica di mia madre mi disse che era stato bello, come se avessi letto una favola. E, sì, era una favola, per me, che altro?

Mi piaceva persino leggere a voce alta a scuola.
E quando, nella macchina che andava lentamente verso Bracciano, tutti e tre - Stefano, Federico, io - abbiamo pensato - lo so solo, che lo abbiamo pensato tutti e tre, perché ce lo siamo detti - a quando si legge ad alta voce a scuola, e devi leggere fino al punto e gli altri devono tenere il segno e cominciare dal punto, se no avrebbero rivelato di non essere attenti, be', lo abbiamo pensato perché stavo leggendo a voce alta. In macchina.

Con questo accento piemontese imbastardito dal ligure e forse anche dal romano - e un pochettino dal milanese, ma il milanese davvero non conta, e un pochettino dal catanese - senza che questa triplice alleanza abbia regalato alla mia lingua e alle mie labbra la capacità di emettere fonemi in dizione, leggevo l'ultimo racconto di David Foster Wallace edito in Italia. Perché quell'edizione che non ho comprato de La ragazza dai capelli strani, me l'ha regalata Ste, senza il bisogno di alcuna ricorrenza particolare.

Me l'ha regalata quella sera in cui Federico e lui stavano andando a una specie di riunione di vecchi amici dieci anni dopo - cosa che mi ha fatto ironizzare e chiedere se il sottoscritto, imbucato, dovesse recitar la parte dell'amico handicappato, o dell'artista maledetto o cos'altro, magari impegnandosi per rovinare la serata a tutti -, verso la memoria. E così, rigirando in mano quel volumetto cartonato con la faccia da bambino che mi viene quando qualcosa mi rende felice, l'ho aperto, e Stefano mi ha fatto notare la parentesi chiusa dietro al secondo numero, lì, dove si parla abitualmente dell'autore nei libri, sul risvolto della quarta di copertina. Lì, dove per la prima volta per Wallace il tempo verbale da usare era il passato.

E' stato un attimo, decidere di leggere a voce alta. Rendermi conto che forse era imbarazzante, per me, per Stefano, per Federico che, poveretto, non c'entrava nulla, e poi pensare che non mi imbarazza niente e che mi piace leggere a voce alta e intonare le frasi. Leggevo per me e per loro, e per la macchina e per i fari delle altre e per la luce che dovevo tenere accesa permettendo a chissà chi di vedere qualcosa, forse, come un'istantanea scattata a tre persone. A volte andavo avanti con le dita per vedere quanto mancava, ma non avevo fretta. L'avevo già letto, Brave Persone, e l'avevo sentito leggere. Per questo sapevo come volevo leggerlo e sapevo come doveva essere ascoltato. Chissà se si avverte, la mia intonazione che cerca di intonare e di dare ritmo, ho pensato.

Ho pensato a molte cose, ma non mi sono accorto che l'andatura della macchina stesse variando. Anzi, devo dire che fin dalle prime righe, superando la stranezza di sentire la mia stessa voce pronunciarle, sono stato certo che la strada sarebbe stata sufficientemente lunga da permettermi di finirlo, il racconto. E poi di decompensare.

E ho pensato a quando leggevo tra i banchi di scuola. E ho pensato che vorrei qualcuno a cui leggere a voce alta. E ho pensato che c'era un bel silenzio in macchina e che era giusto anche il ronzio del motore e ho pensato - questo lo dico qui per la prima volta - a quella volta in cui ho letto in chiesa, perché a un certo punto il protagonista maschile di questo racconto che è un'istantanea, un flash scattato, magari una macchina che passa velocissima e vede quella finestra spazio-temporale lì, che viaggia a una velocità relativa troppo elevata per fare altro che osservare e tenertela sulla retina - persistenza retinica, si chiama il fenomeno -, a un certo punto questo benedetto Lane A. Dean Jr. che è un ipocrita e un brav'uomo, un po' come tutti, pensa a un passo della bibbia e si ricorda la citazione, perfettamente, e si ricorda anche dove stava, Galati 4,16 e io, quel passo che ho letto allora, non sarei in grado di ritrovarlo. E' un brav'uomo ipocrita e di fede, questo Lane A. Dean Jr. E il racconto di Wallace è la memoria dilatata e ipertestuale di un'istantanea. E a me piace ancora leggere a voce alta, tant'è che nel delirio abbiamo persino pensato di organizzare un reading fra amici, una di quelle cose così snob e spocchiosa che però nella nostra testa, siccome verrebbe da noi, non lo sarebbe. Sarebbe solo bello. Magari una sera lo faremo sul serio, fra amici.

Poi, ma questo è già stato detto e non necessita di un altro punto di vista, abbiamo parlato di figa. E del fatto che forse per rovinare la serata a tutti avrei potuto presentarmi e dire alla padrona di casa, a voce alta e squadrando lei e le invitate a me sconosciute - e plagiando un amico assente, ma anche questo lo rivelo solo ora -: sì, ma figa ce n'è?

(*) Qui ci vuole la nota. Perché dopo si parlerà anche di Wallace. E perché ho capito, finalmente, un'altra piccola questione del mio modo di ragionare e argomentare, che è figlio di questa passione insana per la comunicazione e per internet. Che ti permette di poter aprire parentesi e finestre e schede e di essere ipertestuale. Ecco, le note sono la cosa più vicina all'ipertesto che ci sia su una pagina cartacea. Ed è bello trattare un blog come se fosse di carta. Mangiapreti. Oppure anticlericale. Ma mangiapreti era più forte e colorato.
(**) Questo post è da considerarsi come il controcampo di quanto scritto oggi da Stefano su Noantri, nel suo (1962-2008). Se dovete immaginarvi la situazione, pensate alla stessa scena (tre amici in macchina, il passeggero anteriore, Alberto, legge, Stefano guida, Federico è dietro. Alberto e Federico si conoscono poco) vista dai punti di vista del guidatore e del passeggero. Campo e controcampo, se vogliamo.

Scritto da Alberto Puliafito il 28 Ottobre 2008 alle 18:42
Commenti

"E ho pensato che vorrei qualcuno a cui leggere a voce alta"
Mi è successo tempo fa. Inaspettato. Di ritrovarsi a leggere ad alta voce. E' stata tra le esperienze più intense della mia vita.

Posted by: Ivana on 28.10.08 19:40

Campo e controcampo.

Riposa in pace, Snob del cazzo.
[Ste]

Posted by: Nantri on 28.10.08 20:29

Si, ma alla fine né tu né lui avete risposto: figa, ce n'era?

Posted by: marcusdaly on 28.10.08 23:13

Ivana, è, senza dubbio, un'esperienza bella. Soprattutto se chi ascolta è in modalità-ascolto.

Ste, non riposo, ma sono in pace.

Marcus, ovviamente sì. Del resto, dire il contrario sarebbe offensivo nei confronti delle presenti.

Posted by: Alberto Puliafito on 29.10.08 01:22

Hi! how are you doing? :-)
thanks

Posted by: sahmuhneefe on 04.08.09 15:00

Hi! who looked game Arsenal ;-)
thanks

Posted by: sahmuhneefe on 04.08.09 15:00

Hi! the mood good, is fast in school ;-)
thanks

Posted by: sahmuhneefe on 04.08.09 17:37

Hi! There is no hot water - an ass :-)
thanks

Posted by: sahmuhneefe on 04.08.09 17:37

Hey! How there has passed summer, friends?

Posted by: cuskesaunny on 07.08.09 19:51

hello all! Today has arrived from the sea

Posted by: cuskesaunny on 07.08.09 21:17

Hey! Today it is not enough dialogue

Posted by: waibleunagwib on 08.08.09 08:13

Hey! Today it is not enough dialogue

Posted by: waibleunagwib on 08.08.09 21:00

hello all! Today it is not enough dialogue

Posted by: waibleunagwib on 09.08.09 00:09
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