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Offline, 22 Novembre 2008

Adorava l'America.

L'amico Ste, nella notte delle Elezioni Presidenziali Americane 2008, una notte che, per sua stessa ammissione l'avrebbe appassionato, contrariamente alle sue stesse aspettative, un po' anche per merito del sottoscritto, mi propose un giochino letterario. Mi mandò una foto di una votante e mi chiese di scrivere un raccontino che iniziasse con Adorava l'America. La idolatrava smisuratamente.

Lo iniziai, ma non mantenni la promessa di finirlo. Ora, visto che è una bella sensazione, ogni tanto, finire qualcosa, be', ho provveduto. Ieri, in treno. Non so se sia un raccontino né se valga la pena di leggerlo, ma è il mio modo di mantenere una promessa fatta, e va ad aggiungersi a questi raccontini qui.

-2.jpg Adorava l'America. La idolatrava smisuratamente. Ecco perché vedere tutta quella sfilata di Grandi Americani in televisione che invitavano, chissà perché, ad andare a votare, come se improvvisamente andare a votare fosse importante nel 2008 e non prima, o dopo, be', l'aveva convinta. Il potere dell'America la convinceva sempre, e questa volta l'aveva convinta a fare una cosa - votare - che le era sempre sembrata futile.

Era la sua prima volta in un seggio elettorale. Non aveva mai votato prima, e suo padre l'aveva sempre rimproverata per questo. Ma non le importava di suo padre, erano trent'anni che conviveva con il fatto che suo padre non avesse fatto la guerra del Vietnam, no, lui era rimasto a casa e così lei non poteva vantare nessun reduce in famiglia, e questo non riusciva a perdonarglielo: tutte le persone potenti accanto a lei avevano almeno un reduce in famiglia. Proprio come nei film.

Anche suo padre adorava l'America, beninteso. Solo che probabilmente idolatravano due americhe diverse. E probabilmente quella del padre non c'era più, per fortuna. Ci mancava solo di doversi lasciar influenzare dal padre.

Eppure, i Grandi Americani erano certi di una cosa: si doveva andare a votare, quella sarebbe stata l'elezione del secolo. Così, lei si era convinta e nel frattempo aveva comprato il vestito giusto e le scarpe giuste. Ma non per andare a votare, no.

In quel novembre stranamente primaverile, Wendy A. Jericho si era vestita con un vestitino corto nero e le scarpe col tacco e senza calze perché la moglie del suo capo era fuori per un ciclo di conferenze e lui era libero. Sì, sì, certo. Lui le aveva promesso che avrebbe lasciato la moglie prima o poi, ma la verità è che a lei non importava proprio, perché lei, il suo capo, se lo voleva solo scopare.

Vorremmo forse biasimarla per questo proprio ora che compie il suo dovere da cittadina per la prima volta?

Parliamoci chiaro: era giovane, Wendy, era bella, e si era appena scopata il suo capo in ufficio. Questo non fa di lei un cliché - né umano né narrativo -, anche se a qualcuno potrà sembrare così. Ve lo dico io, invece: niente cliché. Possiamo ammettere, una volta per tutte che a una giovane bella piaccia, semplicemente, scopare? Senza che questo la etichetti in alcun modo?

Possiamo ammettere una volta per tutte che si sia vestita così non perché ci voglia l'abito adatto per andare a votare la prima volta ma perché il suo capo, che a lei piace perché le piacciono gli uomini con il potere - che ci può fare? non resiste agli uomini col potere - si eccita quando lei si veste tutta di nero e senza calze?

Ecco. Questo non le ha impedito di andare a votare per la prima volta. E di votare il candidato che le aveva suggerito il padre. E di metterci amore, nel fare per la prima volta ciò che il padre le aveva suggerito, anche se probabilmente quello stesso padre non avrebbe apprezzato la sua scappatella con un uomo sposato. O forse sì, insomma. Mica era uno di chiesa, il padre. E il Vietnam non l'aveva fatto perché aveva deciso di fare l'obiettore.

Le loro due americhe forse non erano così diverse. E il fatto di essersi scopata il suo capo poco prima, be', quello non c'entrava proprio nulla, no. Era puro amore per il sesso che, per uno di quegli straordinari casi della vita, si concretizzava in un orgasmo poco prima della prima volta di Wendy in un seggio elettorale.
Era una specie d'amore anche quello, per la libertà e per quel vento di cambiamento di cui tutti parlavano come se il cambiamento fosse, di per sé, un valore positivo. Alla fine Wendy ci metteva amore, nel sesso come nella vita.

Entrambe le circostanze, entrambi gli amori - quello per il sesso e quello per la libertà - sono fatti assolutamente umani. Così come era umano l'aver sentito un fremito tutto femminile al pensiero di quel (probabile) futuro presidente così giovane e così potente che Wendy aveva appena votato. Un fremito che si sarebbe fatta togliere presto dal suo capo, decisamente più accessibile, almeno in questa settimana.

Questo, Wendy, che non era mica stupida, anche se qualcuno avrà pensato diversamente, tutto questo lo pensava mentre i suoi tacchi da amante del sesso e dell'America e di un sacco di altre cose ticchettavano sull'asfalto per tornare in ufficio.

Scritto da Alberto Puliafito il 22 Novembre 2008 alle 14:16
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