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Personale, 23 Novembre 2008

Storia di un cappello sul ginocchio e di un film meraviglioso

2008_changeling_001.jpg Applaudivo, alla fine, mentre scorrevano i titoli di coda - "Che trishte" "Zitti, perdio, zitti". La prima è la frase pronunciata da una feticista della ciarla e del commento a bruciapelo appena calato il sipario, la seconda è la mia reazione - su un piano sequenza costosissimo e di sicuro non colto da molti. Applaudivo con gli occhi gonfi e l'animo pieno, ché al cinema bisognerebbe applaudire. Sembravo un cretino, diciamocelo. E diciamoci anche che potrebbero esserci, qui sotto, spoiler. Non pretenderete mica che uno parli di un film senza fare accenni a quel che succede, no?

Il cappello che ho comprato oggi nel non-luogo - o nuova centralità - del centro commerciale, insieme a Davide e Mila, lo tenevo sul ginocchio ed è rimasto lì per tutto il film - tempo fa, pochi giorni, o forse qualche anno, ho scoperto che non sono certo l'unico a tenerlo sul ginocchio al cinema - tranne per il finale, quando dovevo per forza, per forza stringere qualcosa, e stringere la mano di Davide non era certo opportuno, ecco.

Be', amici miei, il punto focale di questa storia è semplice: bisogna fare qualcosa per Clint Eastwood. Bisogna trovargli un elisir di lunga vita, una pozione di ringiovanimento, qualcosa che lo preservi da qualunque acciacco. Perché quest'uomo non solo non sbaglia più un film da tempo: quest'uomo migliora, continuamente, anche quando sembra impossibile.

"Changeling", di che parla "Changeling"? Dei cambiamenti? Dell'amore? Della corruzione? Delle sconfitte? Delle vittorie? Delle conquiste civili? Del manicomio? Della pena di morte? Dell'elettroshock? Della vita? Parla di tutto questo, e sicuramente non ne parla in toni assoluti. Oh, sì, ci sono, i dannati e i salvati, ci sono eccome. Ma il bene e il male, gli accadimenti, le battaglie private che diventano battaglie sociali e storiche, si mescolano e si traducono tutti in questa meravigliosa serie di inquadrature e movimenti di macchina magistrali, con un Eastwood che sceglie storie sempre più belle e complesse da raccontare, e che le racconta in maniera semplicemente magistrale.

Ci sono milioni di emozioni e sottotemi in questo film, milioni, come milioni sono le espressioni di una meravigliosa e bravissima Angelina Jolie - guardatelo in lingua originale, se potete - fotografata da Tom Stern (vecchia conoscenza di Clint) in maniera semplicemente perfetta, con questi primi piani lividi e le occhiaie e gli occhi limpidi di madre e quel rossetto rosso tirato fuori così bene da quelle dominanti fredde, e quei dialoghi taglienti e secchi e una sceneggiatura che fa venire i brividi.

Eastwood cammina come un equilibrista sul filo della delicatezza da commedia che dura poco che diventa dramma che diventa legal dopo essere diventato uno spaccato sulla vita manicomiale e riesce anche a parlare di amore - con una delicatezza, una freschezza, una poesia, cari miei. Si parla d'amore, in un rapido scambio di battute e inquadrature in cui si parla anche, pensate un po', di cinema e di visioni dello stesso - che non sia quello materno e a concedersi, quando serve, addirittura un'estetica western. Ecco. Quando serve. Tutto quello che si vede in questo film, serve, è al servizio della storia, la rende ricca e viva e possente. E soprattutto, universale.

Universale, ma non assoluta Il relativismo di Eastwood è di quelli che fanno male al cuore, anche se non ci sono dubbi su chi siano i buoni. Il problema è che i buoni sono quelli che fanno le regole, e le regole, generalmente, vengono fatte rispettare dai buoni che a un certo punto buoni non sono più.

Ed eccola, la critica sociale che emerge - ma quando non emerge, nei recenti lavori di Eastwood? - come un macigno, come le lacrime che bagnano abbondanti gli occhi della Jolie, e di chi al cinema si emoziona ancora come la prima volta.

Stringo ben forte il cappello. In sala siamo rimasti in sei. Una coppia, Davide e io, due ragazze straniere: una piange, io prometto a me stesso che racconterò storie. E che, come al solito, parlerò di quel che è bello per condividerlo.

Fuori dal cinema, fa un freddo pungente. Ma oggi ho comprato la sciarpa più lunga del mondo, un cappello e dei guanti. Costringo Davide a scattarci una foto in Piazza del Popolo, perché mi ricordo cos'è successo all'uscita di ogni bel film. E questo è un film che voglio ricordare ancora di più.

Scritto da Alberto Puliafito il 23 Novembre 2008 alle 2:00
Commenti

Bravo Alberto: film memorabile, grande Clint, grande Stern, e rendono grande anche Angelina, col cappello e senza cappello.
Lo definirei un monumento classico. Uno di quei film che, quando esci dal cinema, pensi di aver rubato con quei pochi soldi del biglietto (a me è capitato di pensare così soltanto per Pulp fiction).

Posted by: maolina on 23.11.08 18:07

A me non è piaciuto così tanto. la jolie è troppo star per un ruolo fatto per rappresentare l'irrilevanza per il potere del popolo minuto.la sospensione dell'incredulità non arriva, e lei resta la signora Pitt, o lara croft se preferite.inoltre, come il regista, ha due espressioni: con cappello e senza cappello. mah.

Posted by: Malfattore on 29.12.08 14:00
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