|
|
|
BlogNation
|

Personale, 19 Marzo 2009

Cani randagi, formula uno, soldi veri: play it once, Sam

casablanca02.jpg.jpeg

L'ultima volta che avevo dormito, prima di ieri sera, era durata tre ore, forse qualcosa di meno. Mi ero svegliato alle 5:45 sul sedile anteriore della mia auto. Era il secondo Autogrill in cui mi fermavo per dormire per non andare a schiantarmi. Il sedile non si reclinava del tutto - diciamo pure che non si reclinava per niente - perché la macchina era carica di attrezzatura. Aperti gli occhi, era già più o meno giorno, c'era un pullman di giapponesi che fotografavano tutto, proprio come dovrebbero fare i giapponesi in uno stereotipo diventato vivo, e il mio corpo aveva bisogno di caffeina.
Ho ordinato un cappuccino, una spremuta d'arancia, una brioche al cioccolato - non ero ancora abbastanza a sud per chiamarlo cornetto - e mentre ordinavo mi sembrava che parlasse qualcun altro.
Mancavano ancora trecento chilometri alla mia meta. Di lì a poco - 3 ore - avrei comprato delle luci, caricato ulteriormente la macchina, scaricato la macchina, fatto due riunioni. Senza passare dal via o da una doccia, per gradire. Così mi sono lavato nel cesso dell'Autogrill. Non è una cosa così strana, se ci pensate bene.

Se quanto sopra vi sembra una lamentela, fate una cortesia a me e a voi: cambiate pure canale e tornate a guardare la striscia quotidiana di un reality show, e risparmiatemi qualsiasi commento. Non lo è, una lamentela. Anche se mi sentivo una merda, e il constatare che, no, in effetti a nessuno importava se fossi arrivato o meno a destinazione, a giudicare dall'inattività del mio cellulare da ore - del resto, non si può mica pretendere che la gente stia lì ad aspettare: si interessano dopo, questo va detto. Alcuni. - aumentava questa mia sensazione di difficile interazione con il mondo esterno. Chiamiamola così. Ma gli zuccheri aiutano, le endorfine anche.

Sono risalito in macchina, ho messo su Sultans of Swing e la vita ha assunto prospettive diverse. Poi il giornale radio. La voce che progressivamente, edizione dopo edizione, si schiarisce. La voce di una persona che conosci e che ha l'allergia primaverile: lo sai, perché l'ha scritto su Facebook. Dopo un centinaio di chilometri, all'edizione successiva, parla come se niente fosse. L'allarme cani randagi - perdio, è una delle cose più belle che io abbia mai sentito. No, dico sul serio. La prossima volta cosa ci sarà, un'invasione di coccinelle? -; i soldi veri, la nuova tag di Governo e Confindustria che vanno finalmente a braccetto come si confà in un Paese dove il dissenso non va di moda; le nuove regole della Formula Uno, che premieranno il pilota che vincerà più gran premi indipendentemente dai piazzamenti. Che, diciamocelo, è una cosa di cui non mi frega una beneamata fava, ma allo stesso tempo mi pare la più grossa stronzata che io abbia mai sentito in un regolamento di una qualsivoglia competizione sportiva(*).

[...]

Roma si sente bene, di notte, attraverso le tapparelle. Fa già caldo, anche se non quanto mi aspettavo, e ora dormirò in un letto. A raccontarla, la giornata trascorsa dopo l'ultima volta che ho dormito, ci vorrebbe così poco e sarebbe allo stesso tempo così poco interessante che posso tranquillamente risparmiarvelo.

Dormire poco o niente ha sul cervello lo stesso effetto che hanno certe droghe.

Stai lì sospeso, dopo aver guardato quelle tre-quattro scene che ti fanno veramente ridere di "Tre uomini e una gamba" - e fanno comunque ridere molto meno di un tempo - e ti ritrovi a pensare che vuoi scrivere e invece chatti un po'. Con un amico, e poi - contemporaneamente - con una persona che non vedi da almeno un anno e con la quale ti ritrovi a parlare di Torino - che è bella Torino, e non potete capire quanto, se non la vivete. Come è bella Genova. Come è bella, anche se in misura profondamente, endemicamente diversa, questa Roma che si sente bene, di notte, anche quando stai comunicando in silenzio. Comunicare in silenzio, questo è chattare - immaginare lo scenario del vostro appuntamento, che fissate non si sa bene quando, ma lo fissate, sì. Con un'ambientazione anni '50, anzi no, anni '30-'40, Casablanca.

Poi lasci che il sonno ti ricomponga, ti invada con sogni che non ricordi bene ma che attingono, distintamente, dalle ultime giornate che hai trascorso: ti sembra, al risveglio, che l'appuntamento-non-si-sa-bene-quando non sia mai esistito, ma la tecnologia, a differenza dei sogni, ha a disposizione un hardware consultabile senza sprecare centinaia di euro dall'analista, e te lo ritrovi lì, nella cronologia, quello che hai scritto.

Pare che Ernest Hemingway si sia suicidato a causa dell'elettroshock: la terapia elettrocompulsiva, cui si sottopose volontariamente come cura per la sua depressione, lo faceva stare meglio ma lo privava della memoria a lungo termine. La cronologia, insomma. Materia prima per uno scrittore.
La questione è aperta, e riguarda anche altri suicidi recenti.

  • Anche se la Formula Uno non è uno sport. Come non lo sono gli scacchi(**)
    • Strani scherzi fa la memoria. Non avevo memoria degli scacchi in Casablanca. Non prima di trovare l'immagine di apertura. Poi me ne sono ricordato
Scritto da Alberto Puliafito il 19 Marzo 2009 alle 20:08
Commenti

Durante la prima lettura non avevo fatto caso a un particolare: ovvero,a quanto sia profondamente wallaciano il titolo di questo post.

Posted by: Vale2.0 on 25.03.09 21:09
Lascia un tuo commento
(obbligatorio)
(obbligatorio)